L'abuso di alcol è la terza principale causa di morte evitabile (definita come causa di morte per scelte di vita o di comportamento, modificabili).
Nei soli Stati Uniti l’alcolismo è responsabile di oltre 75.000 decessi l'anno.
Bevande fermentate sono state utilizzate sin dal periodo neolitico, attraverso antico Egitto e la Cina fino ai giorni nostri.
L'alcol è una droga che rimane socialmente e giuridicamente accettabile nella maggior parte del mondo occidentale.
La malattia non è solo il bere troppo, ma la perdita di controllo che si traduce nel passare dal voler bere un bicchiere di vino e finire stesi, privi di controllo, sul divano.
La maggior parte delle strategie di trattamento di questa malattia sono concentrati sui comportamenti associati all'alcolismo, nonché agli approcci terapeutici basati sulle recenti conoscenze delle basi molecolari responsabili del comportamento compulsivo e dell’ alcolismo.
L'utilizzo dei bloccanti dei recettori degli oppioidi, il naltrexone, potrebbe aiutare a controllare gli alcolisti molto gravi. Infatti, quando si beve, il cervello rilascia delle sostanze endogene, simili agli oppioidi, chiamate endorfine. Essi agiscono sui recettori oppioidi e danno la sensazione di piacere.
Più di recente i ricercatori hanno scoperto che all'interno del circuito neurale responsabile dello stress, potrebbe essere un nuovo target molecolare responsabile della dipendenza da alcol.
L'ormone di rilascio della corticotropina (CRH), scoperto nel 1982 da Wylie Vale, è ormai conosciuto come il primo livello di controllo del segnale per la risposta allo stress ormonale.
Recenti lavori hanno dimostrato che una storia di dipendenza da alcol porta ad una persistente up-regolazione della espressione genica del recettore CRH1 presente dentro l’amigdala.
I ricercatori del National Institute on Alcohol Abuse and Alcoholism, in collaborazione con Eli Lilly, hanno verificato l’ipotesi utilizzando diversi antagonisti del recettore CRH1. Tutte queste molecole hanno lo stesso comportamento: nessun effetto sugli animali non alcol-dipendenti, ma esercitano un controllo completo sugli animali alcol-dipendenti.
Sulla base di queste osservazioni, il recettore CRH1 sembra essere un bersaglio molto promettente per il trattamento dell’alcolismo.
La sperimentazione sull’uomo ora è in fase di pianificazione, ma ci sono molti problemi chimici e tossicologici ancora da superare.
Maggiori informazioni su:
www.the-scientist.com/www.pubmedcentral.nih.gov/G.G.