In un editoriale pubblicato on line su Heart Wednesday da due ricercatori, Singh and Furberg, della Wake Forest University School of Medicine affermano che non ci sono giustificazione nell’uso dei tiazolidinoni nella terapia del diabete di tipo II. Secondo l’articolo, questo tipo di pazienti presentano come conseguenza della patologia diabetica, pressione alta con alti livelli di colesterolo e trigliceridi e il 22% di questi pazienti sono infartuati. I farmaci utilizzati per ridurre il tasso di zuccheri nel sangue, soprattutto rosiglitazone e pioglitazone farmaci appartenenti alla classe chimica dei tiazolidinoni, peggiorano il quadro cardiovascolare aumentando sensibilmente il rischio di infarto. Questo è stato dimostrato attraverso 3 trial clinici (denominati ACCORD, ADVANCE, e Veterans Affairs Diabetes) doveè stato evidenziato la scarsa capacità di controllo del diabete in condizioni croniche e il nessun vantaggio considerando l’aumentato rischio di infarto, addirittura raddoppiandolo, dei soggetti tenuti in osservazione.
Secondo gli autori dell’editoriale, considerando l’esistenza di altri antidiabetici più sicuri e poco costosi e le nuove indicazione dell’FDA che obbliga i nuovi ipoglicemizzanti orali a investigazioni sulla sicurezza cardiovascolare, i tiazolidinoni dovrebbero essere esclusi dalle terapie per il controllo glicemico per pazienti con diabete di tipo II perchè non c'è un razionale considerando l'effetto/beneficio.
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